In un'epoca di riproducibilità seriale, la scrittura a mano riemerge tra le pagine stampate come un’apparizione preziosa e inattesa. Che si tratti di una firma rapida o del respiro più ampio di una dedica, l’autore sembra voler riscattare l’opera dalla sua natura di prodotto commerciale, sottraendola all'anonimato della tipografia. È in quel segno d'inchiostro che il libro smette di essere una copia tra tante e torna a farsi dono, riacquistando la sacralità di un’offerta personale e diventando un esemplare unico.
La Biblioteca Lazzerini presenta una mostra esclusiva, a cura di Gianna Salemi e Clarissa Ciabatti: un percorso tra le grafie e i pensieri autografi di autori della nostra letteratura, dal secolo scorso fino ai primi anni Duemila. Dai classici ormai consacrati alle voci meno note e meritevoli di riscoperta, l'esposizione attinge ai volumi dei Fondi Meoni e Innocenti, ad altre rarità della Biblioteca e alla collezione privata di Mauro Parrini.
Una rassegna di circa sessanta volumi dove il "bianco" del frontespizio si accende di firme e dediche autografe rivolte a destinatari per lo più privi di notorietà - riconducibili alla cerchia dei semplici amici o a quella più vasta dei lettori comuni -, svelando il segreto di quella alleanza tra autore e lettore che si stringe nello spazio di un autografo, prima ancora che la lettura abbia inizio.
Il visitatore è così invitato a lasciarsi suggestionare dal riverbero della personalità dello scrittore: non solo nel senso delle parole scelte, ma nella configurazione materiale della sua scrittura. È qui, tra le pieghe della grafia di protagonisti come Malaparte, Montale, Cassola, Bilenchi, De Chirico, Palazzeschi, Primo Levi, Soldati, o Alba de Céspedes, che si svela il volto inedito delle firme del nostro tempo.