Un’opera universale e vitalissima sullo spettro della vecchiaia, della morte, della guerra che distrugge e ruota attorno a noi, non così lontano da noi.
Dopo la fine di uno spettacolo, una famiglia di attori girovaghi che abita l’Europa Centrale in tempo di guerra, continua a recitare la propria vita tra solitudini, desideri, meschinità, utopie. Esseri smarriti, esiliati, spossati, al limite della sopravvivenza e consapevoli di questo, ma ancora capaci di proiettare pensiero e poesia nell’indifferenza generale. Umorismo e malinconia si uniscono formalmente ad una scrittura che scarta la via diretta del realismo.